20yrs;
Italy;
Reblog about music, fashion & photography;


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Fate fell short this time;

(via madonnaddolorata)

seppafrattini:

(Taken with picplz.)

seppafrattini:

(Taken with picplz.)

(via seppafrattini-deactivated201209)

Lasfigamipervade. Stasera latte caldo,coperte e tanti falsi sorrisi della D’Urso

tristanx:

Here’s to mobile computing.

(Source: redsuspenders, via drunkpylades)

andreapoggioli:

sono a 25 mila piedi da terra e sto palesemente perdendo la guerra lampo contro la lesbica alla mia sinistra che pretende di aprire tutti e tre i bocchettoni dell’aria condizionata quando la temperatura qui sull’aereo è più che sostenibile. eternamente insoddisfatta gliela dò vinta, avrebbe voluto nascere con il cazzo la sua punizione la sconta giorno dopo giorno. la sua compagna la prende per mano, la sbaciucchia, le accarezza il fondoschiena sfatto quando lei si sporge per guardare fuori dal finestrino. sono entrambe orrende come la maggior parte delle lesbiche: dopotutto non sono mai come te le immagini. no passere lisce, no culi sodi ma soprattutto no sise XXL. una delle due sfoggia un tatuaggio sul polso, eseguito piuttosto male. molto probabilmente un capriccio di gioventù: è a tavola con i suoi e fra le lacrime cerca invano quel briciolo di orgoglio che ogni coming out richiederebbe. “Mamma, mi piace la fica!”. la madre è sbigottita, il padre si rifugia subito in un espressione solenne per evitare che nessuno dei presenti gli legga in faccia i pensieri che sono tutti per la figlia nell’atto di additare i genitali di qualche sua compagna di classe. e allora lei scappa in camera, quella sera non mangerà, neanche quella dopo e quella dopo ancora. diventerà bulimica, poi diventerà punk poi il punk diventerà pop e leccare fiche un giorno sarà persino cool. quel tatuaggio ce l’ha ancora addosso, la protesta è evidente quanto superflua. sul volo GHX7863KLN sono solo un numero, il 30 per l’esattezza, il che mi lascia basito se penso che tutti i passeggeri qui dentro hanno la stessa probabilità di morire che ho io. c’è il 29 che legge il giornale, il 28 che non smette di parlare, il 27 che ha i capelli bianchi. saremo anche tutti numeri qui dentro ma io ho la netta sensazione che l’hostess stia guardando proprio me. non mi devo lasciare ingannare dalla situazione. Andrea caro, hai una cotta per lei perché è l’unica donna qui dentro che avresti il diritto di chiamare con un bottone. questa voce ha dannatamente ragione. un brivido mi attraversa e non posso fare altro che sporgere la testa investendo la sua scia per annusare l’aria. che buon odore, odore di hostess. sei vestita sempre uguale e ti riponi dentro un’apposita nicchia che nessuno però ha mai visto. il tuo posto è infondo all’aeroplano, potresti avere un altro lì dietro ma non lo saprò mai, quindi è inutile preoccuparsi. allacciarmi la cintura? ma certo. ci rispettiamo come due coniugi sul grande schermo, siamo la corretta abbreviazione di un qualsiasi rapporto del ventunesimo secolo. siamo ad alta quota bambina, se vuoi ti canto una canzone. oppure possiamo semplicemente goderci in silenzio il tempo che ci rimane prima di toccare terra. ma di cosa ti preoccupi? della turbolenza? non è eccitante? no non lo è. è tremendamente triste e su questo aereo non c’è abbastanza spazio. vorrei muovermi di più, vorrei farmi valere. per Dio non ci avevo pensato: qui posso guardare le cose da lontano. e se fosse in volo il posto giusto per prendere le decisioni importanti? hai ricominciato con le domande, ma non lo sai che l’amore sorvola? facciamo il punto della situazione: appena tocco terra non mi giro a guardarti volare via, promesso. vado dritto per il centro di Kiev, mi faccio una doccia e mi dimentico che poco fa ero con la testa fra le nuvole, con una bellissima donna al mio fianco che scelsi di chiamare amore invece che con un bottone. 

Poggioli, forse mi piace pure di più fa scrittore.

andreapoggioli:

sono a 25 mila piedi da terra e sto palesemente perdendo la guerra lampo contro la lesbica alla mia sinistra che pretende di aprire tutti e tre i bocchettoni dell’aria condizionata quando la temperatura qui sull’aereo è più che sostenibile. eternamente insoddisfatta gliela dò vinta, avrebbe voluto nascere con il cazzo la sua punizione la sconta giorno dopo giorno. la sua compagna la prende per mano, la sbaciucchia, le accarezza il fondoschiena sfatto quando lei si sporge per guardare fuori dal finestrino. sono entrambe orrende come la maggior parte delle lesbiche: dopotutto non sono mai come te le immagini. no passere lisce, no culi sodi ma soprattutto no sise XXL. una delle due sfoggia un tatuaggio sul polso, eseguito piuttosto male. molto probabilmente un capriccio di gioventù: è a tavola con i suoi e fra le lacrime cerca invano quel briciolo di orgoglio che ogni coming out richiederebbe. “Mamma, mi piace la fica!”. la madre è sbigottita, il padre si rifugia subito in un espressione solenne per evitare che nessuno dei presenti gli legga in faccia i pensieri che sono tutti per la figlia nell’atto di additare i genitali di qualche sua compagna di classe. e allora lei scappa in camera, quella sera non mangerà, neanche quella dopo e quella dopo ancora. diventerà bulimica, poi diventerà punk poi il punk diventerà pop e leccare fiche un giorno sarà persino cool. quel tatuaggio ce l’ha ancora addosso, la protesta è evidente quanto superflua. sul volo GHX7863KLN sono solo un numero, il 30 per l’esattezza, il che mi lascia basito se penso che tutti i passeggeri qui dentro hanno la stessa probabilità di morire che ho io. c’è il 29 che legge il giornale, il 28 che non smette di parlare, il 27 che ha i capelli bianchi. saremo anche tutti numeri qui dentro ma io ho la netta sensazione che l’hostess stia guardando proprio me. non mi devo lasciare ingannare dalla situazione. Andrea caro, hai una cotta per lei perché è l’unica donna qui dentro che avresti il diritto di chiamare con un bottone. questa voce ha dannatamente ragione. un brivido mi attraversa e non posso fare altro che sporgere la testa investendo la sua scia per annusare l’aria. che buon odore, odore di hostess. sei vestita sempre uguale e ti riponi dentro un’apposita nicchia che nessuno però ha mai visto. il tuo posto è infondo all’aeroplano, potresti avere un altro lì dietro ma non lo saprò mai, quindi è inutile preoccuparsi. allacciarmi la cintura? ma certo. ci rispettiamo come due coniugi sul grande schermo, siamo la corretta abbreviazione di un qualsiasi rapporto del ventunesimo secolo. siamo ad alta quota bambina, se vuoi ti canto una canzone. oppure possiamo semplicemente goderci in silenzio il tempo che ci rimane prima di toccare terra. ma di cosa ti preoccupi? della turbolenza? non è eccitante? no non lo è. è tremendamente triste e su questo aereo non c’è abbastanza spazio. vorrei muovermi di più, vorrei farmi valere. per Dio non ci avevo pensato: qui posso guardare le cose da lontano. e se fosse in volo il posto giusto per prendere le decisioni importanti? hai ricominciato con le domande, ma non lo sai che l’amore sorvola? facciamo il punto della situazione: appena tocco terra non mi giro a guardarti volare via, promesso. vado dritto per il centro di Kiev, mi faccio una doccia e mi dimentico che poco fa ero con la testa fra le nuvole, con una bellissima donna al mio fianco che scelsi di chiamare amore invece che con un bottone. 

Poggioli, forse mi piace pure di più fa scrittore.

fuckyeahthewalkingdead:

Loved this moment!

fuckyeahthewalkingdead:

Loved this moment!

fuckyeahdex:

(mauvebow)

erikairi:

kome:

all1sees:

hamburgerjack:

10-74:

day 827

chibi!Steve! with his tiny-size-changing-because-I-suck-at-consistency shield! because chibi!Steve makes me very very happy =D

/ok I’m officially done

OHHHH MYYYY GOOOODDDD

I’M DEAD

THIS IS TOO CUTE

LORDY JESUS

LOOK AT CHIBI STEVE

HE IS SO -TURTLE

DED

LOOKIT ALL THE CHIBI STEVES. THEY ARE SO ADORABLEE!!!!!!!

AVANSNDNDBKS HE LOOKS LIKE BABY ALFRED ;u;

djwhgfashfda BUUUH BUUUUHH

(via ralkm)

(Source: fuckyeahalbuquerque)

(via iheartkatyperry)

themed by coryjohnny for tumblr